giovedì, 13 settembre 2007

Mi ritengo una persona che sa moderatamente ascoltare, moderatamente, perché sono consapevole di come mi piaccia ascoltare il suono della mia voce, vanità tipica di ogni essere umano. Non posso dire il contrario, che sono una persona che viene moderatamente ascoltata: non per vittimismo, per una mia apatica svogliatezza, che mi porta a non desiderare più di essere così estremamente ascoltata e capita. Quando ero piccola avevo un bisogno esasperato di parlare di me, dei miei problemi, dei miei bisogni, delle mie gioie e delle mie tristezze; ero alla continua ricerca di qualcuno che mi ascoltasse. Poi un giorno ho scoperto come questa mia necessità non sarebbe mai stata soddisfatta come io desideravo…e ho cominciato a tirarmi indietro, a non essere più un libro totalmente aperto: nessuno legge un libro noioso e ripetitivo fino alla fine, ne legge degli stralci e tralascia tutto il resto e allora perché continuare a scriverlo tutto? Si è sempre presi dai propri problemi, poco da quelli degli altri. E così si impara a regolare le proprie parole: si racconta un po’ di sè, delle proprie preoccupazioni, ma non si va più in fondo alle angosce come si faceva da bambini. Ne parli in superficie: i pensieri più profondi li tieni dentro di te, ci impari a convivere in solitudine, a volte ne tiri fuori un pezzetto con le persone più fidate, ma la maggior parte rimane una tua questione privata.

Anche questo vuol dire crescere. Imparare a sbrigarsela da soli, perché non si può sempre contare sul sostegno degli altri, non si può continuamente andare a piangere sulla spalla di qualcuno appena si ha un piccolo problema e a volte nemmeno quando se ne ha uno grosso. Bisogna cavarsela da soli, perché gli altri vanno e vengono, ed è molto più facile che vadano, piuttosto che vengano, perciò facciamoci l’abitudine e smettiamola di frignare per delle stronzate.

postato da: NeneNea alle ore 15:27 | Permalink | commenti (3)
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